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Sono troppo la peggiore!

giu
2011
16

Qui ne parlo Politicamente, precario diario

10 commenti

Premetto. Sono una di quelle che c’ha avuto culo. Ho 32 anni e pochi mesi dopo la laurea mi hanno preso a lavorare nel posto in cui sto attualmente e (questo ha dell’incredibile) faccio il lavoro per cui ho studiato.

Però. Però lavoro da quando ho 19 anni e avrò si e no 5 anni di contributi versati. Certo, potrei aggiungerci anche quelli co.co.co e co.co.pro, ma non cumulano abbastanza (molti lavori da giovani e bisognosi si fanno in nero o – se ti va bene – in ritenuta d’acconto), e così per riscattarli dovrei pagare la differenza (un botto di soldi). Stessa cosa dicasi per gli anni universitari.

Ho da circa un anno e mezzo un contratto a tempo indeterminato, ma il posto in cui lavoro ha solo 5 dipendenti, quindi di tutela non ce n’è. Guadagno (nei mesi in cui faccio full-time) 970 euro netti al mese per 8 ore di lavoro. Da ottobre a dicembre le ore di lavoro diventano di norma 10, 12, anche 14. Per almeno due settimane all’anno lavoro anche il sabato e la domenica. Da un paio d’anni ho lavorato anche il giorno dell’immacolata. Gli straordinari non mi vengono retribuiti. Il mio contratto non prevede l’obbligo degli scatti d’anzianità (lo sa bene una mia collega alle soglie della pensione… forse). Ma non mi posso lamentare, perché sono fortunata. Io almeno ho lo stipendio minimo garantito dalla contrattazione nazionale.

Perché quando c’avevo il co.co.co. (o pro, o come diavolo hanno deciso di chiamarli) il datore di lavoro mi pagava quel che cazzo gli pareva. Lì non ci sono obblighi. Nello stesso posto in cui sto ora per i primi sei mesi ho lavorato gratis come stagista e per i sei successivi ho preso 500 euro al mese per (ufficialmente) stare in ufficio 5 ore. Cosa che non si verificava mai. Quindi ho preso 500 euro al mese per stare in ufficio dalle 6 alle 8 ore. I 500 euro al mese mi venivano pagati ogni 3 mesi. Perché col co.co.co. il datore di lavoro può anche decidere quando cazzo pagarti. Per lavorare gratis come stagista (per poi farmi assumere ecc.) ho speso circa 4.500 euro (risparmi precedenti e regali di laurea). Quei soldi non li ho ancora recuperati.

Ora il buon Giulio pensa bene che è ingiusto che i lavoratori precari paghino un’aliquota più bassa rispetto ai lavoratori dipendenti. Ma con cosa dovrebbero mangiare, dopo, i lavoratori precari? Potrei essere d’accordo se ci fosse l’obbligo di una paga minima garantita, ma come si può garantire una paga minima a un lavoratore PARAsubordinato? Come si fa – legalmente – a quantificare il suo lavoro? Impossibile… lo rende impossibile il concetto stesso di lavoro parasubordinato. Quindi cornuti e mazziati. Stipendi decisi in maniera arbitraria, nella maggior parte dei casi inferiori al dovuto, pagati in maniera arbitraria, ma tassati in maniera ordinaria. GENIALI.

Alla pensione – in cuor mio – ho già rinunciato. Prendo una piccola parte del mio basso stipendio e la verso in un fondo pensionistico. Così come il mio TFR, che servirà a coprire quella quota di pensione che lo Stato non è più in grado di garantirmi. Verso nel fondo quando posso. Spesso devo interrompere i versamenti, ad esempio come quando devo andare dal dentista e devo sborsare un sacco di soldi. Da quel dentista che mi dice che con fattura il lavoro costa 3.000 euro e senza fattura 1.700. Io probabilmente pagavo più tasse del mio dentista anche quando c’avevo il co.co.co. da 500 euro con l’aliquota al 27%. Spero meschinamente che nonni, zii, o chi per loro mi lascino la loro casa nel momento della dipartita. Così da poterla affittare e ricavare da quella una sorta di pensione. Sempre che la casa ce l’abbiano ancora, al momento della dipartita. La mia zia pressoché immortale si sta fottendo i risparmi di una vita tra medicine e badante. Se fossi ancora co.co.co. forse, allo stato attuale delle cose, lavorando fino a non si sa quando, riuscirei ad avere una pensione di circa 350 euro al mese. Perché non potrei neppure versare il TFR.

E quindi sì, Brunetta. Quello dei precari è proprio il lato peggiore dell’Italia. L’aspetto peggiore di questo posto. Solo non nel senso che pensi tu.

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NdB: la foto arriva dritta dritta dal video di Elio e le Storie Tese Servi della gleba, a ricordare l’immensa filosofia del verso di chiusura.

10 commenti

  1. Ale

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