Io sono Paola
2010
In questo periodo di super lavoro ho poco tempo per scrivere e ancor meno per leggere gli altri blog. Per questo ringrazio Paz83 per avermi aggiornato sulla battaglia che sta portando avanti Paola Caruso.
Io Paola non la conosco. Non fequento i blog-eventi né la comunità blogger (sono un po’ un’autoesclusa). Però ho trent’anni. Non sono precaria per caso e solo da poco ma so cosa sta succedendo nel mondo del lavoro. So cosa bisogna fare per portarsi a casa uno stipendio, quali condizioni bisogna accettare e quanti decenni di battaglie sindacali siamo stati costretti a buttare nel cesso (tirando a malincuore lo sciacquone) per fare quello che dovrebbe essere un diritto costituzionale (Ah… l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro… che belle parole…).
Proprio perché l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro credo che il lavoro sia diventato lo specchio di questo paese immobile e precario, con un’intera generazione costretta alla flessibilità a 90°.
E così, anche se non conosco Paola e anche se non sono precaria (non contrattualmente almeno) ho deciso di dare notizia del suo sciopero della fame e di riportare qui sotto la lettera trovata sul sito del Paz (che l’ha trovata sul sito di Sara Taricani). Se volete potete spedirla a fdebortoli[at]rcs.it.
Egregio direttore,
Leggo che una collaboratrice della vostra testata, Paola Caruso, ha iniziato uno sciopero della fame perché – dopo sette anni di collaborazione precaria con la testata – pensava di poter concorrere a un posto che è stato assegnato invece a un ragazzo appena uscito dalla scuola di giornalismo, che a quanto pare è adeguatamente raccomandato.
Conosco personalmente Paola, ho visto che attorno a lei si sono strette solidalmente molte persone, che la conoscono e che non la conoscono, soprattutto in questo gruppo su Friendfeed: conosco e stimo molti di quelli che la stanno incoraggiando e che l’hanno convinta a sospendere lo sciopero della sete per evitare danni fisici.
Per questo motivo, ho ritenuto di aderire alla sua protesta scrivendole questa lettera.
Se quello che Paola dice è vero (e non ho motivo di dubitarne), trovo scandaloso e inconcepibile che il Corriere della Sera – in un momento di difficoltà – preferisca fare un contratto di qualsiasi tipo a qualcuno perché dispone di un santo in paradiso, piuttosto che pensare di offrire una chance in più a un giornalista che collabora con successo con la testata da anni.
La prego quindi di voler registrare il mio biasimo per la decisione (chiunque l’abbia presa, è sempre il direttore che se ne deve assumere la responsabilità) e di accogliere l’invito a confrontarsi con la sua collaboratrice per individuare una soluzione che soddisfi sia le sue aspettative che i vincoli legati al momento di difficoltà che attraversa il Corriere.
Io ho avuto il coraggio di scriverle, molti lo hanno fatto o lo faranno, lei abbia il coraggio di rispondere, innanzitutto a Paola, ha sicuramente nella sua inbox una email di Paola che attende risposta, e a tutta la community che si è formata attorno, le assicuro che sui social network c’è gente pronta ad ascoltare, in maniera critica, ma civile.
Cordialmente,
Il paz mi perdonerà (spero) se le info su tweet, wiki ecc. le copio direttamente da lui…
La rete si sta mobilitando e stringendo attorno a Paola intanto. Potete seguire sul suo blog gli sviluppi, e anche sul gruppo appositamente aperto su friendfeed e su facebook. Esiste anche un wiki dove vengono raccolte mano a mano le voci della rete che di Paola si stanno occupando. Su Twitter per seguire e rilanciare la battaglia di Paola l’hashtag è #iosonopaola
8 commenti
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Solitudini troppo rumorose
Inciampi e fobie
Ricordati dell’amici
è un male di Governo, tagliano tutto ma non si tolgono niente…….
Forza Paola.
Ciao
Non mi scandalizzerei più di tanto: in Italia va così. All’università, se sei donna e la dai al barone giusto, hai un posto fisso fatto e finito, fidati. Il problema è il sistema (scusa il gioco di parole multiplo). Dovremmo emigrare, lo so, ma non è mica facile…
Concordo con “Anonimo”…vorrei vedere certi tagli a certi stipendi … e anche con Tyog: bisognerebbe emigrare. Io sarei anche disposta, ma la mia famiglia non se la sente.Per quel che vale, tutta la mia solidarietà a Paola.
tutta la mia solidarieta a Paolo e a tutte quelle persone che salgono sui tetti e sulle gru,a quelli che soffro in silenzio e a quelli che per un misero stipendio “ingoiano veleno” tutti i giorni senza pensare di alzare la testa….alcune volte mi vergogno di vivere in questo mondo….ma non saprei come fare,un saluto…Pier
Purtroppo il vizio di amicopoli/parentopoli è ben radicato (ma diciamocelo, non solo da noi) e la meritocrazia è quasi estinta; io però non capisco -e forse per questo non condivido- le forme di protesta che sanno tanto di velato ricatto, anche se le motivazioni possono essere fra le più nobili. E a chi dice che è colpa della società, rispondo che la società siamo noi, nessuno escluso. Ah, ovviamente è anche colpa del governo, sia mai incolpare noi stessi, del resto è molto più facile pretendere che qualcuno sia obbligato a farti lavorare alle condizioni che vuoi piuttosto che prodigarsi per creare lavoro per se e magari altri.
Tanti auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo …
Ci aggiorni?
Ciao
Dopo cinque giorni di sciopero della fame Paola Caruso è stata convocata dal direttore del Corriere, che l’aveva precariamente ri-assunta sino ad aprile. Dopo non ne ho più notizia. In una nota scriveva ““Riprendo il mio lavoro di prima (il contratto scade a fine aprile), anche se non so in quali condizioni. E’ tutto da vedere. Il direttore dice che d’ora in avanti mi ascolteranno e se meriterò, andrò avanti. Tutto qui. Se vuoi fare uno sciopero della fame, fallo. Il motivo per cui i giornali non hanno dato la notizia è perché tutti temono altri scioperi della fame. Cane non mangia cane”.
Se vuoi il suo blog è ancora on-line ed è qui: http://paolacars.tumblr.com/