Di Sergio, del polpo e della poesia
2010
IL locale in cui la family spende serate e stipendio è senza dubbio Lo Sbarco. Sito al numero 0 (zero) di via Silvio Pellico, lo Sbarco è il luogo-non luogo per eccellenza. Se non ci trovate a casa, fino alle 3 di notte ci potete trovare lì.
Lo Sbarco è un po’ una seconda casa. Al tavolo dietro la colonna è nata e cresciuta la mia amicizia con Uzzi, lì il grande Leno ha tenuto alcuni tra i suoi primi indimenticabili concerti e soprattutto questo è uno dei primi posti in cui sono finita a mangiare, una volta approdata nel quartiere. Perché? Beh, primi 4 euro, secondi 6. Mi sembrava un buon motivo. (Credo che ora siano aumentati un po’ i prezzi… verificherò).
Allo Sbarco non si mangia ricercato. L’ho detto che è una seconda casa. Ma si mangia buono. Salsicce grigliate, capocollo, ogni tanto agnello, primi abbastanza zozzi (penne alla norma, salsiccia e gorgonzola, ogni tanto un più leggero pesto) e un salame al cioccolato da premio. Insomma, il buon Stefano in cucina ha la sua da dire e (sorpresa sorpresa) anche il buon Sergio, ho scoperto.
Insieme al litrozzo di vino sfuso (ecco, quello non è da gran premio, ma non esiste la perfezione a questo mondo) arrivano un piatto di contorni, un pollo ai funghi e per me (udite udite) pasta al sugo di polpo. Che io il sugo di polpo non lo mangiavo da un sacco di tempo… mi sono quasi commossa.
Eh sì, perchè era una serata di quelle in cui ci va niente a farsi venire la ciucca triste… ma vuoi il polpo, vuoi il distributore di poesie a un euro, vuoi il successivo e immancabile salame al cioccolato, la serata è finita un po’ malinconica, ma comunque in allegria. Una serata da Sbarco, insomma.
Detto questo: vino, pasta al sugo di polpo, salame al cioccolato e san simone a meno di 15 euro. Direi che si può fare…
Come al solito ho chiesto al cuoco di sposarmi. Come al solito il cuoco ha rifiutato. Ma prima o poi uno lo becco.
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Ne approfitto per segnalare la presenza di un distributore automatico di poesia all’interno dello Sbarco. Qui trovate il sito del progetto. Io ho pescato una poesia di Guido Catalano (La tristezza fa rumore). Che – tra l’altro – ieri sera ci stava tutta!
7 commenti
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Solitudini troppo rumorose
Inciampi e fobie
Ricordati dell’amici
Atmosfere dal calore inaspettato, avvolti dal tannino e dalla sapidità, anche se il malto di una guinnes con la schiuma alta tre dita è preferibile.
Ciao e grazie
cavolo, io qui mica ne conosco di posticini così…..ci sarei molto spesso credo
Perdona, quello della guinnes ero io!
mi vien voglia di provare eh
Anche noi avevamo un posto simile, anni fa. Si mangiava molto bene e poi si andava al piano di sotto ad ascoltare musica dal vivo. Adesso, purtroppo, quel posto è cambiato e non ci torniamo da tempo. Ma capisco bene l’atmosfera di posti del genere.
Interessante, lo devo segnare, è quello che una volta era il Daunbailò, vero? all’angolo con via Belfiore?
Grande Anna
Serena settimana