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Io adoro San Salvario… l’ho già detto?

lug
2010
03

Qui ne parlo contesti urbani

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San SalvarioQuando ero ragazzina, come tutti quelli della mia generazione guardavo Friends, e pensavo che da grande volevo fare come quelli di Friends. Ce l’ho praticamente fatta, quindi posso dirmi una donna realizzata. C’è da dire, però, che questo sentirmi così profondamente cazzona e in pace col mondo a trent’anni non ha solo a che fare con la Family – di cui ho già tessuto le lodi – ma anche con il posto in cui vivo.

E’ che io esco di casa, mi guardo intorno, e 3 volte su 4 mi accorgo di adorare San Salvario.

A San Salvario c’è in nostro Central Perk (prima c’era per davvero il Central Perk, ma non è che l’abbia frequentato poi molto), che si chiama accidentalmente Sbarco, ma questi sono dettagli. Vorrei dire che dentro il nostro Central Perk c’è il nostro Gunter, ma sarebbe fare un torto ai tre magnifici fanciulli che lo gestiscono.

A San Salvario quelli dei locali li conosci tutti per nome, ci passi la serata e la mattina dopo li incontri a fare colazione in qualche bar o a condividere con te un banco al mercato. Sai chi lavora dove e quando e cambi ogni sera della settimana perché alla fine quello dietro al bancone è un amico in più con cui fare due chiacchiere.

A San Salvario ti viene voglia di far figli. Perché vedi questi bellissimi papà e queste bellissime mamme con figli ancora più belli, e li vedi in giro che se la ridono, se la giocano, con serenità. I bambini di 2 anni frequentano gli stessi posti che frequento io, si divertono almeno quanto me, e vengono trattati con la stessa familiarità con cui vengo trattata io. Ecco… magari non bevono il San Simone. Ma questi sono dettagli… Quando sono stata in Francia una delle cose che mi ha colpito di più è come i bambini fossero concepiti come persone piccole. San Salvario è piena di piccole persone magnifiche che corrono per i locali la sera a cena senza che a nessuno sembri strano o che a qualcuno dia fastidio, perché è normale.

A San Salvario ti viene voglia di invecchiare. Perchè i sessantenni frequentano gli stessi posti che frequento io, e a nessuno sembra strano. All’ora dell’aperitivo al tavolino accanto ci sono nonni, più in là mamme, più avanti undicenni, più spostati studenti. A cena pure, a bere qualcosa anche. Al mercato quelli che hanno passato una vita nel quartiere si conoscono tutti, se la contano, si fermano con i loro carrellini della spesa a scambiarsi informazioni. A San Salvario c’è ancora il calzolaio che in vetrina ha messo un cartello: “Non buttare le tue scarpe vecchie, te le faccio diventare come nuove”… son cose…

A San Salvario socializzi, perché la gente per strada ti rivolge la parola anche se non ti conosce. Perché la sera scambi due chiacchiere con i ragazzi che ti sono seduti accanto anche se non sai chi sono. Ed è normale. Alla fine adorare, frequentare San Salvario ti rende istintivamente parte di una grande famiglia. E alla fine ci si vuole tutti un po’ bene.

A San Salvario non ci sono distinzioni di sesso, razza, livello sociale. Ho perso il conto delle etnie che la popolano, sono stata in case lussuosissime e in case cascanti. Incontri il prof, il politico, lo studente, il disoccupato, l’artista, tutti a condividere lo stesso giro di vie. C’è la signora lucana, dietro alla sinagoga, che resta aperta fino alle 20.30 e ci compri cose buonissime da mangiare, c’è il minimarket cinese con frutta mai vista in vita mia, il supermercatino africano, il macellaio arabo, il ristorante cinese, indiano, messicano, argentino, africano, peruviano, giapponese, piemontese e per non farsi mancar nulla pure il “Take Away di vera cucina italiana”. C’è il ristorante del pesciaro, l’enoteca del biascicone, e soprattutto c’è Horas, il kebabbaro per antonomasia.

Ecco, venire a vivere a San Salvario è stata una delle cose più fighe che mi sia mai capitata… e ora chi mi schioda da qui?

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La foto è di Michele D’Ottavio e arriva da qui

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