Cose che capitano

tumblr_ma4o0x9ljH1qd3ucvo1_500Ci sono periodi in cui sono proprio tante le Cose Che Capitano. Capitano cose piccole e capitano cose grosse, e poi capitano cose che proprio sembra che non possano capitare. Nel senso che solitamente molti fatti della vita si ritengono frutto di scelte ben ponderate, roba di decisione e raziocinio per intenderci. E invece a volte le cose capitano, anche quelle enormi, e a te non resta che decidere se alzare le mani e farle capitare o accanirti contro la vita, l’universo e tutto quanto (cit.)

Per esempio a me ieri mattina è capitato di consegnare la mia lettera di dimissioni. Come si vede capitano cose decisamente improbabili e incredibili nella vita.
Perché se me l’avessero a dicembre che io ad aprile mi sarei dimessa avrei risposto che no, non era proprio possibile. Perché io questo lavoro, insomma… me l’ero sudato e studiato per tanto tempo. E poi sì, vabbeh, non era il lavoro che volevo veramente fare, ma quanti lo fanno? E forse avevo sbagliato in partenza a pensare di voler fare questo di lavoro, ma del resto quanti come me fanno errori di valutazione, e poi beh, ho 35 anni (quasi) e c’è la crisi, e il tasso di disoccupazione di quelli della mia età così alto non s’è mai visto, e almeno io il lavoro ce l’ho, ed è anche quello per cui ho studiato, ed è anche nella cultura, che quando dici che lavori col cinema tutti pensano figo e giù a cazzeggiare.

E invece poi m’è capitato di consegnare la lettera di dimissioni. Ed è tutta colpa di quei bastardissimi sogni nel cassetto che quando credevi si fossero impolverati e arrugginiti, quando credevi che l’energia che li alimentava avesse fatto il liquidino e le incrostazioni come le pile andate a male e che ormai fosse tutto da buttare, ecco, quando pensi così quei bastardissimi sogni nel cassetto ti accorgi che dormivano soltanto, come il Vesuvio, e che non gli ci vuole veramente niente per esplodere, eruttare e spazzare via tutto quello che hanno intorno.

Ed è proprio così che è capitato. Un sogno che si risveglia, una strada asfaltata a tripla corsia, larga e bella, che ti porta tappa dopo tappa in tutti i posti in cui vuoi andare e per altro con il tom tom inserito e ti ritrovi nell’arco di due mesi a consegnare la tua lettera di dimissioni. E a fare un salto nell’improbabile. 

E la lascio questa scrivania e questa sedia e questa stanza con le pareti blu di moquette. Lascio lo stipendio e lascio il cartellino. E lascio anche cose che amavo: gli spettatori durante il festival, quelli che ti vedevano stanco morto e ti dicevano grazie, di continuare così. Lascio i ragazzi, quegli adolescenti di cui tutti parlano male, con cui lavoravo per il programma e che ho sempre trovato magnifici. Lascio tutta quella gente lì. E non è facilissimo. Ma lascio anche anni che mi hanno fatto scordare come si fa a sognare con gli occhi aperti, e quelli li lascio volentieri e spero di non incontrarli mai più.

E quindi stay tuned. Che qui, finito il periodo di preavviso, e anche durante il periodo di preavviso, e anche adesso forse un po’, cambio vita. E la cambio di brutto. E mi piace pensare che da tra poco in poi saranno amici, e cibo, e libri, e canzoni, e persone, tante persone. Ed è merito di molte di queste persone se quest’autostrada c’è. Perché le strade mica si asfaltano da sole.

8 thoughts on “Cose che capitano

  1. Confesso: i miei versi sul “Sarà quel che sarà” li ho scritti prima di leggere questo tuo pezzo… Chissà perché, ma ho la sensazione che parlino della stessa cosa… ;-)

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