17 gennaio 2007

Hey Girl!

Innanzitutto il mio disappunto. Anzi no, chiamiamo le cose col loro nome: la mia tremenda incazzatura. Contro tutti i maleducati di questo mondo. Che nessuno ti obbliga ad andare a teatro, ma se ci vai, buona grazia ed educazione sarebbe quella di evitare di parlare, ridere e scalciare a getto continuo per 1h e 10min, mandare messaggini, financo telefonare triturando i coglioni di quelli che ti sono seduti vicino. Se lo spettacolo non ti piace alzati e vattene, mi passi davanti e mi scassi le balle per cinque secondi, ma il resto dello spettacolo me lo godo. Ma rovinarmi la visione di una cosa che ho anche pagato e che pure mi interessa solo perché sei un idiota maleducato è un atto inaccettabile di prepotenza, arroganza e stupidità.
Bisogna essere più maleducati con i maleducati, non c’è nulla da fare… quando un mio amico gli ha cortesemente chiesto di zittirsi questi l’hanno preso pure per i fondelli e allegramente continuato.
Da omicidio, con tutte le attenuanti del caso.

Societas Raffaello Sanzio - Hey Girl!Detto questo, vedere uno spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio è sempre un viaggio. Un’esperienza che non comprendi a pieno, che ti apre scorci, domande e altre cose non definibili… un’ora e dieci di sensazioni, stimoli sensoriali, luci, suoni, sussurri e parole che arrivano da ogni angolo della sala e che ti trascinano via dallo stomaco. Spettacolo non perfetto, questo, calante, a volte, ma un viaggio. Un imperfetto viaggio, forse, ma che nulla pretende di spiegarti, nulla pretende di dirti… vuole solo farti sentire, percepire, andare. Se tutto lo spettacolo avesse avuto quella stupenda tensione, quella precisione del gesto, quella magia della scena iniziale… quanti minuti non so più di nascita, rinascita da un magma quasi amniotico. Cambiare pelle, farsi grumo, riemergere dal liquido sino a non distinguere più corpo e plasma, pelle e muscoli… raggi di luce da uno specchio, corpo androgino che si fa immagine… lotta, resistenza e plasmazione… immagini che ti si imprimono dentro, che te le porti nel letto quando vai a dormire… specchi o finestre che esplodono, la costruzione di sé, l’autoaffermazione, la sofferenza. C’era tutto questo. Forse molto altro ancora.

Se solo la mia mente non fosse stata impegnata a tentare di eliminare dal campo visivo il display del telefonino di quella di fronte; se solo il mio collo non fosse stato impegnato a girarsi costantemente per tentare di zittire quelli dietro… sicuramente avrei vissuto tutto questo molto di più.

A certe persone tocca insegnare l’educazione a calci…
magari vado a rivederlo…

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