Quasi come una madeleine
2012
Il primo Kebab che ho mangiato, l’ho mangiato a Roma, una sera tardi, in un bugigattolo di viale Tirreno vicino a casa di P. Era un kebab di quelli a panino (io poi ho capito mi piace di più arrotolato) e me ne è caduto mezzo addosso. P. diceva che era il più buono di Roma e io non ero ancora la mamma e lui non era ancora figghiuzzo. Anche l’ultima volta che sono stata a Roma, un anno fa, c’è stato un kebab, di nuovo a sera tardi, in una via Cavour quasi deserta. C’era un bel clima quella sera e se penso che probabilmente quello era il mio ultimo kebab romano con P., ecco, un po’ di nostalgia mi viene.
Poi c’è stato il primo kebab di Torino, in via S. Ottavio, che era buono ed era arrotolato, e il kebabbaro era simpatico, e mi raccontava della moglie, della figlia, di cose così. E’ lì che ho portato il mio papà a mangiare il suo primo kebab, e da allora, ogni volta che mi accompagnava a casa, se ne prendeva uno per mangiarselo a cena, e gli piaceva un sacco.
Poi c’è stato il primo kebab di Horas, la sera che mi hanno proposto di venire a vivere in questa casa. E il kebab di Horas è storico e quasi mitico. Ed è buono. Ed è stato il primo di una lunga serie di kebab.
E poi in Tunisia, che lì si chiama shawarma e ci puoi mettere dentro una quantità di schifezze e sottaceti che non te lo so dire. E per me lo shawarma è legato all’odore del gelsomino – che poi ci avrebbero fatto la rivolta – e al ricordo di R. E forse con lui non l’ho neppure mai mangiato, ma mi torna in mente quell’altro bugigattolo, a Kairouan, con il tipo che parlava in italiano perchè aveva fatto il muratore qui. Ma io non l’avevo mangiato perchè non avevo fame. Perchè a me passa la fame quando c’ho le farfalle nello stomaco e il cuore che batte. Ma quella con R. è una storia di cous cous e di the alla menta. Ed è un’altra storia.
Poi ci sono i kebab come quelli di stasera. Kebab mangiati così, per la stanchezza, perché non cucini, perché è tardi. Perché, massì, prendiamoci un kebab. E vado dall’altro Horas, che è un po’ più tranquillo, più piccolino. E mentre sono lì che aspetto di pagare mi offre il the alla menta. E due ricordi insieme sono troppi. E così mi viene da scrivere questo post, un po’ al gusto di cipolla. E di dire, rispolverando le dieci parole del mio arabo, beh… shukran.
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Vignetta presa qui. Finirò così, all’inferno a rimpinzarmi di Kebab



Solitudini troppo rumorose
Inciampi e fobie
Ricordati dell’amici
Detto da voi