Cronaca di un addio annunciato

Linus_Grande cocomeroNon si lascia facilmente un posto come questo: lo dicevamo proprio l’altro giorno io e una mia collega.
Perché questo non è stato solo un lavoro, è stato prima un obiettivo di vita, poi uno spaccato di vita, poi il crollo delle illusioni.
Se mi guardo indietro, se mi rimetto a pensare a questi 8 anni e mezzo, trovo di tutto. Se penso a quel 14 dicembre del 2005, il mio primo giorno da stagista in questo ufficio, ricordo una ragazzona quasi adulta che pensava di essere arrivata dove voleva e dove doveva.
Sono entrata qui con dei jeans a zampa e una fascia nei capelli con una frase in testa che mi aveva detto Mario Martone, il regista su cui stavo scrivendo la tesi: “fare organizzazione culturale è già di per sé un atto artistico”. Ci credevo e ci ho creduto per molto tempo.
Qui non sono state tutte rose e fiori: in questi anni ci sono state umiliazioni, insoddisfazioni utopiche e concrete. C’è stato il nemico da combattere, c’è stata la rivoluzione. E soprattutto c’è stato un post rivoluzione della specie più triste. “Siamo passati dal comunismo jugoslavo alle repubbliche balcaniche” ha detto una volta una persona in queste stanze. Credo non ci possa essere metafora migliore.
Quando si lascia un posto come questo si lascia insomma quello in cui per una vita si è creduto, si è sudato, si è studiato. E cose così non si lasciano a cuor leggero.
Resta l’amaro in bocca, la sensazione di essere il primo topo ad abbandonare la nave, il chiedersi se forse, insistendo, tutto questo non potrebbe diventare ciò che dovrebbe.
E poi mi viene in mente un’altra frase di Martone: “ho capito che tutto questo non si può cambiare”. Quando me l’ha detto avevo circa 25 anni, ho a casa una registrazione in cui gli rispondo “non dica così, io credo ancora che tutto questo si possa cambiare”. Lui mi ha sorriso e non mi ha risposto.
Ecco. Forse l’unico modo per cambiare è uscire dal “sistema”, provarci, nel piccolo, privatamente, a proporre quello in cui si crede.
Ci sto provando, ripagherò la “cultura” vendendo buon cibo e calici di vino. Lo farò con due persone che credono in quello in cui credo io. Questo è bello, mi dà entusiasmo e un’energia che non avevo più in corpo da una dozzina d’anni.
Ma, comunque, non si lascia facilmente un posto come questo.

Ho dormito con te tutta la notte – Cristiana Alicata

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Ti ho trovata

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