Gaza, Actarus e la lentezza

La Sindrome Premestruale Perenne è una condanna tutta femminile alla volontà ormonale che prende il sopravvento nei momenti meno opportuni e spietatamente ci condanna a colossali figure di merda o abissali sconvolgimenti emotivi quali: lacrime a profusione di fronte a film oggettivamente noiosi, commozione ingiustificata all’ascolto delle canzoni di Luca Carboni, pericolose aritmie cardiache alla sola lettura di pagine che sembrano essere state vergate da penne con inchiostro alla panna cotta [via Vetrocolato]

Odio la voce di Cota di prima mattina

398431_156060467840494_1353367475_nLa sera, soprattutto in periodi di grandi cambiamenti come questo, vado a dormire con un elenco di cose da fare nel cervello. La mattina mi sveglio con carichi di ansie varie che nel corso degli anni ho imparato a gestirmi tra un caffé e una brioche.

La mattina mi sveglio con la musica. Dopo che per alcune settimane il mio computer aveva deciso di propormi Pappalardo tutti i giorni, ho fatto una playlist molto molto accurata con l’iPod. Non metto musica che possa deprimermi al risveglio. Metto musica che mi possa far svegliare ballando sotto alle coperte, altra che mi possa far aprire gli occhi canticchiando frasi di rivoluzioni personali (tipo l’altra mattina mi sono svegliata mentre dicevo “Morrò pecora nera”)*, altra che mi faccia ridere assai o mi culli verso il risveglio. Faccio scegliere all’iPod la nota introduttiva della mia giornata, ma sarà comunque una buona nota.

E quindi se c’è una roba che proprio ma proprio no, beh, quella è sentire a tre minuti dall’apertura degli occhi una voce cantilenante e sempre uguale a se stessa che inizia a snocciolare i fatti del giorno: morti ammazzati, ragazzini suicidati, no tav arrestati, tasse evase, disoccupazione (disoccupazione, a me, in questo periodo? la mia maggior paura?), mutande non rimborsate, chiamparinate e cotate. Cose altrimenti note come: il Gazzettino. Se poi me lo intervistano anche, il presidente leghista, ecco, io proprio faccio fatica a mangiare. Poi è vero, si passa alla pagina della cultura. Ma anche lì spesso e volentieri la nausea mi assale. Per non dire del fatto che quest’anno lo stato ospite del salone del Libro è il Vaticano, e quindi ti può capitare di sentir dire per almeno sette volte di fila “Papa Francesco”, che ammettiamolo, è un bel po’ inflazionato al momento.

No, ecco, io proprio non ce la faccio, come del resto non ce la faccio – più o meno per gli stessi motivi ma in scala nazionale e globale – a sentire radiogiornali vari, programmi di approfondimento politico, rassegne stampa e via dicendo. Perché se la voce di Cota per me è un trauma immaginatevi il mio risveglio mentre Berlusconi dice “perseguitato dalla magistratura” o Renzi che dice… vabbeh, una a caso.

Mentre sento queste cose alla mattina un mostro verde e brutto esce dal mio stomaco. La prima tentazione del mostro è quella di lanciarsi in una filippica da pensionato incattivito al bar contro questo brutto brutto mondo, la seconda è quella di lanciarsi verso la radio e lanciarla dal balcone facendo meta tra le guglie della chiesa valdese. Ma mi contengo, e sgrunfio. Così il mostro verde e brutto si trasforma in fumo dalle orecchie e dal naso.

Perché la verità è che io alla mattina ho bisogno di cose belle. Ho bisogno, nella prima mezz’ora dopo l’apertura degli occhi, di sentire il profumo del caffé, mangiarmi qualcosa di buono, magari farmi una risata. Dopo, solo dopo, possiamo parlare di sto cazzo di consiglio regionale che così non s’era mai visto, di Renzi che ha fatto colazione col Chiampa, dei no tav che sono dentro accusati di terrorismo e chissà se usciranno… Io non posso svegliarmi alla mattina con la prospettiva grigia. Perché io sono umorale.

No, ecco, non sopporto la voce di Cota di prima mattina.
Ma appena il Gazzettino smette di parlare io lo giuro, si ve lo giuro… torno ad essere una persona normale e pacifica… Davvero…

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*In realtà il Gazzettino non è nient’altro che il Radio Giornale Regionale. 

*La frase completa è: «è bello ritornar “normalità” / è facile tornare con le tante stanche pecore bianche! / Scusate, non mi lego a questa schiera: / morrò pecora nera!», che arriva da Canzone di Notte n.2 di Guccini. Sì ascolto anche Guccini… io a volte ho bisogno (ma tanto) di sentirmi un’adolescente rivoluzionaria idealista con il pugno alzato di prima mattina.

Questo post mi è venuto in mente l’altro giorno mentre leggevo quest’altro post di plus1gmt. Bene, questa è la mia undicesima cosa, ma sta al primo posto!
Questa cosa mi è tornata il mente mentre ascoltavo il Gazzettino Padano ieri mattina. E quindi è dedicato a Uzzi, sempre e ovviamente With Love.

Cose che capitano

tumblr_ma4o0x9ljH1qd3ucvo1_500Ci sono periodi in cui sono proprio tante le Cose Che Capitano. Capitano cose piccole e capitano cose grosse, e poi capitano cose che proprio sembra che non possano capitare. Nel senso che solitamente molti fatti della vita si ritengono frutto di scelte ben ponderate, roba di decisione e raziocinio per intenderci. E invece a volte le cose capitano, anche quelle enormi, e a te non resta che decidere se alzare le mani e farle capitare o accanirti contro la vita, l’universo e tutto quanto (cit.)

Per esempio a me ieri mattina è capitato di consegnare la mia lettera di dimissioni. Come si vede capitano cose decisamente improbabili e incredibili nella vita.
Perché se me l’avessero a dicembre che io ad aprile mi sarei dimessa avrei risposto che no, non era proprio possibile. Perché io questo lavoro, insomma… me l’ero sudato e studiato per tanto tempo. E poi sì, vabbeh, non era il lavoro che volevo veramente fare, ma quanti lo fanno? E forse avevo sbagliato in partenza a pensare di voler fare questo di lavoro, ma del resto quanti come me fanno errori di valutazione, e poi beh, ho 35 anni (quasi) e c’è la crisi, e il tasso di disoccupazione di quelli della mia età così alto non s’è mai visto, e almeno io il lavoro ce l’ho, ed è anche quello per cui ho studiato, ed è anche nella cultura, che quando dici che lavori col cinema tutti pensano figo e giù a cazzeggiare.

E invece poi m’è capitato di consegnare la lettera di dimissioni. Ed è tutta colpa di quei bastardissimi sogni nel cassetto che quando credevi si fossero impolverati e arrugginiti, quando credevi che l’energia che li alimentava avesse fatto il liquidino e le incrostazioni come le pile andate a male e che ormai fosse tutto da buttare, ecco, quando pensi così quei bastardissimi sogni nel cassetto ti accorgi che dormivano soltanto, come il Vesuvio, e che non gli ci vuole veramente niente per esplodere, eruttare e spazzare via tutto quello che hanno intorno.

Ed è proprio così che è capitato. Un sogno che si risveglia, una strada asfaltata a tripla corsia, larga e bella, che ti porta tappa dopo tappa in tutti i posti in cui vuoi andare e per altro con il tom tom inserito e ti ritrovi nell’arco di due mesi a consegnare la tua lettera di dimissioni. E a fare un salto nell’improbabile. 

E la lascio questa scrivania e questa sedia e questa stanza con le pareti blu di moquette. Lascio lo stipendio e lascio il cartellino. E lascio anche cose che amavo: gli spettatori durante il festival, quelli che ti vedevano stanco morto e ti dicevano grazie, di continuare così. Lascio i ragazzi, quegli adolescenti di cui tutti parlano male, con cui lavoravo per il programma e che ho sempre trovato magnifici. Lascio tutta quella gente lì. E non è facilissimo. Ma lascio anche anni che mi hanno fatto scordare come si fa a sognare con gli occhi aperti, e quelli li lascio volentieri e spero di non incontrarli mai più.

E quindi stay tuned. Che qui, finito il periodo di preavviso, e anche durante il periodo di preavviso, e anche adesso forse un po’, cambio vita. E la cambio di brutto. E mi piace pensare che da tra poco in poi saranno amici, e cibo, e libri, e canzoni, e persone, tante persone. Ed è merito di molte di queste persone se quest’autostrada c’è. Perché le strade mica si asfaltano da sole.

Letture individualiste

Io e la mia coinquilina a cena non ci parliamo. Stiamo sedute allo stesso tavolo anche per un’ora e ci diciamo lo stretto indispensabile. I nostri silenzi sono interrotti solo dai mugugnii del cane e dalle urla che alternatamente lanciamo dietro il gatto bulimico. Io e la mia coinquilina non ci parliamo mica perché ci […]

Ruanda, sogni e dardi

Superata la soglia dei trenta ho cominciato ad avere problemi con le persone che si prendono molto sul serio, quelle che fanno un lavoro importante, chi fa in modo di essere indispensabile, chi è maestro di pensiero, i condottieri, le super entità, i capiufficio e le messe in piega.
Oltre i quaranta non reggo più chi è incapace di prendersi in giro. [Sono molesta]