A te

A te, amico, che chiedevi il segreto di equilibrio e alchimia, a te a cui ho risposto indossando un volto sereno mentre nella testa crollavano pezzi come da un palazzo antico, a te stasera risponderei che non esiste equilibrio, non esiste alchimia. Che per ogni pezzo di fondamenta si perde un pezzo di cielo. A te direi che tutto sta nel prezzo della scelta, perché qualcuno deve scegliere. E ogni scelta diventa una mancanza, ogni minuto di forza ha un prezzo salato molto più di quanto tu, amico, possa vedere, possa immaginare.

A te, avventore, che mi riportavi indietro di anni parlando di raziocinio e passioni, a te che sorridevi osservando un ago della bilancia dritto, perfettamente in asse, a te urlerei che per non far pendere quell’ago della bilancia ci vanno rinunce e sacrificio. A te risponderei che a vincere non è mai il più forte e che per tenere dritto l’ago della bilancia non si diventa apollinei, si diventa socratici. Ed è così che la tragedia nasce. Ed è così che la tragedia muore.

A te che mi guardi e scegli di non conoscermi, a te che mi parli e scegli di non dire, a te questa sera lascerei le chiavi del regno. Davanti a te questa sera farei cadere la spada, davanti a te sfilerei l’armatura. E rimarrei lì, mentre mi guardi scegliendo di non conoscermi, mentre mi guardi immaginando vestiti lucenti e stelle filanti, poi mi girerei, nuda, voltandoti le spalle. Camminerei così, lasciandoti raccontare di uno strascico dorato che tu hai visto e non c’è mai stato. Lascerei perdere ogni tentativo di giustificazione, ogni tentativo di spiegazione. Immergerei le orecchie in una bolla di silenzio, aprirei gli occhi sulla strada davanti a me e non mi volterei più indietro. Questa sera, nel buio, farei così.

A te, fratello che devi arrivare, a te questa sera porgo la mia speranza. Di te aspetto gli occhi, di te aspetto le braccia, di te aspetto il ricordo di chi sono. Conto i giorni sperando di ritrovarmi. Conto i giorni come una preghiera, conto i giorni con terrore sapendo che se non mi rivedrò nel tuo sguardo allora non mi rivedrò mai più. Per te, fratello, tengo al caldo quel che resta del mio cuore. 

Ché a volte quello che rimane, tutto quello che rimane, è il senso di una perdita. Grani minuscoli, soffiati dal vento per anni, volte che non si sostengono più, travi e capitelli. E rimangono immensi, magnifici, mirabili resti di ciò che era. Scheletri di templi tra cui passeggiare. Colonne verso il cielo da contemplare. E immaginazione, solo immaginazione, per riempire i vuoti e ricordare i passati splendori.

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Curve nella memoria

nostalgiaIl fatto è che le persone ti entrano dentro, anche se non lo sai, anche se non lo immagini. Il fatto è che sono gocce in una vasca da bagno tappata ben bene, a un certo punto riempiono tutto e strabordano, e tu stai ancora lì a chiederti come e perché.

Il fatto è che ci sono vite che scorrono in piano e vite che procedono a sbalzi, che per alcuni di noi esistono teletrasporti spaziali e temporali e mentre alcune vite sono fatte di costruire, mantenere e trasportare, altre vite sono fatte di far crescere e lasciare o lasciar andare.

Il fatto è che a volte ci si sente un pollicino sfigato con briciole spazzate via da mille tempeste.
A guardarsi indietro rimangono cuori pieni e occhi gonfi, rimangono passati intensi e presenti fittizi fatti per lo più di ricordi di ciò che sicuramente era e adesso chissà.
Rimangono figli che credevi di veder crescere e di cui solo sai, rimangono amori che speravi di veder nascere e di cui solo ti raccontano, rimangono abbracci scambiati in qualche strana città, abbracci che racchiudono anni trascorsi e anni a venire.

Perché il fatto è che ci sono vite che saltano e ricominciano, che saltano e s’incantano, che saltano e scorrono indipendenti in un altro tempo, in un’altra dimensione e che lasciano cuori gonfi e malinconia.
Il fatto è che ci sono persone che continuano a riempirti, goccia a goccia, nonostante tutto, ci sono briciole che continuano a essere seminate e soffiate via. E nonostante le tue scelte, nonostante la tua stasi o il tuo moto, ci sono vasche che continuano a riempirsi e a vorticare verso misteriosi e magici buchi neri.

E poi, poi ancora, un’altra volta.

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Hell o’…

Io di solito in questo blog non scrivo mai niente di troppo esplicito. Non scrivo il mio nome (forse l’ho fatto solo una volta), non scrivo il nome dei miei amici né del posto in cui lavoro. Non è questione di anonimato, tutto è ed è sempre stato facilmente capibile, è solo che mi andava […]

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