Come una Bambina Pugile

Una sera, una nuova casa con nuovi amici, canzoni che mi tengono giovane nonostante i capelli bianchi che non voglio cancellare. Un po’ di silenzi dentro, di parole che non dico, di sguardi che mi lancio addosso.
Un libro appoggiato lì accanto, lo apro un po’ per caso, lo sfoglio.

Ci trovo i silenzi, le parole, la notte in cui passeggerò con il cane, il letto in cui mi addormenterò, la fame in cui tutto questo si sta per trasformare.

E non so se ringraziare per le parole, per il caso, per le pagine di un libro. Ma in qualche modo ringrazio seguendo verso per verso la Mappa per pregare.
Come una Bambina Pugile un po’ combattente e un po’ entusiasta, un po’ ingenua, un po’ egoista, leggo le pagine davanti a un caffé. E ritrovo parole.

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- Chandra Livia Candiani, “La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore”, Einaudi 2014)

La mia famiglia sono io
vive all’insaputa di me
mi cuce braccia e gambe
una fronte e una nuca
petto e schiena
da indossare al mattino
dopo il buio che disfa
l’ordine del mondo,
per iniziare il lavoro
di tessitura del giorno.

Mi sono marito mamma e cane
mi porto a passeggiare timida
in un gracile polveroso parco,
mi accompagno severa
a saldare i conti
del commercio umano
mi tiro per la manica
se mi avvinghiano in chiacchiere
per non distrarmi dal grande amore
della solitudine
che mi aspetta premurosa a casa.
Sono la tazza di té
preparata al mattino
vuoto che guarda il vuoto,
pozzo profondo
nella torre più alta,
insieme a guardare la corrente,
nella sospensione del senso
della prima luce delle faccende.
La sera mi sdraio con me intorno
e al fianco, mi tengo lievemente
al lenzuolo non stirato,
al bordo dell’abisso della notte;
l’abbraccio che fa silenzio alla montagna,
ore che crollano con la grazia fasulla delle foglie.
Notte –
un fiume senza confluenza,
dice la verità, graffiando dà orientamento,
seguo la ferita appena nata i suoi bordi
come rotaia per la dignità del male,
una stella candida, polare.
La mia famiglia sono io
ma qualcuno senza riscontro
puntuale assente
mi confeziona quotidiana
la buona notte.

 

Natzuo Kirino – IN

9788854516021_0_0_0_75Ho affrontato Natzuo Kirino un po’ prevenuta. Non prevenuta nei suoi confronti (povera) ma mettiamola così: la letteratura giapponese non mi fa impazzire e ogni volta mi ritrovo a chiudere il libro chiedendomi che cosa ho veramente letto.
Però da Natzuo Kirino non si può continuare a prescindere – mi sono detta – e quindi ho colto l’occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo per Neri Pozza per affrontarla, una volta per tutte.

Devo dire che è stata una bella sorpresa: libro divorato in un giorno e mezzo, mentre non mi accorgevo neppure di procedere così speditamente.
E anche questa è stata una sorpresa. Perché – diciamocelo – la tematica non è leggerissima e la costruzione del romanzo neppure: si incrociano i piani, il passato e il presente si mischiano così come la realtà e la finzione, la letteratura e la vita, insieme alla storia della protagonista e dell’oggetto del suo libro.

IN parla della “soppressione” dell’amore e del suo ricordo: è davvero possibile lasciar andare un amore, una passione? Se sì a quali condizioni, a quale prezzo? Quanto influiscono il ricordo, la rabbia, il perdono, la vita e la morte? Qual è il confine tra la realtà vera e la realtà che noi vogliamo vedere?
Queste domande “leggere leggere” vengono fuori pian piano tra le pagine in cui si raccontano tre storie:

  • quella di Suzuki Tamaki, scrittrice alle prese con un romanzo in cui tenta di scoprire chi si cela dietro il personaggio di X, la protagonista di un altro romanzo, scritto 40 anni prima dal famoso scrittore Midorikawa Mikio;
  • la storia di Midorikawa Mikio, di sua moglie e della sua amante (X) che Midorikawa ha raccontato nel suo libro
  • la storia d’amore che Suzuki non riesce a lasciarsi alle spalle, quella con il suo amante, Abe Seishi.

Da queste storie scaturiscono altre storie, ognuna di loro racconta di amore, di passione, di morbosità, di morte in un labirinto di trame da cui ci si riesce incredibilmente a districare facilmente.
Moltissime le figure femminili, tutte diverse l’una dall’altra e tutte alle prese con l’impossibilità del lasciar andare. L’innamorata bambina, quella che guarda l’amore da fuori, la moglie, l’amante. Al centro due figure maschili: carismatiche, affascinanti, egoiste, infantili. Natsuo Kirino fa pochi sconti sia agli uomini che alle donne e allo stesso tempo li accoglie in una sorta di abbraccio comprensivo: accade quello che deve accadere, non si può fuggire, non ci si può tirare indietro.

IN non risponde alle domande, non a tutte (e come potrebbe?). Lascia un po’ di angoscia, un po’ di amaro in bocca e un po’ di commozione.
Ma lascia soprattutto il sapore di un buon libro, bello davvero.
E detto da me è quasi incredibile visto che è un romanzo veramente molto giapponese.

Vabbuò, è un casino: leggetelo e fate prima!

(Natzuo Kirino, IN, Neri Pozza 2018)

 

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