Rodrigo Hasbún – ANDARSENE

SUR42_Hasbun_Andarsene_cover-1Come dico spesso da quando faccio la libraria ho meno tempo per leggere anche se, bisogna dirlo, dopo due anni di peripezie ho finalmente ritrovato dei ritmi più o meno decenti. Di solito leggo alla sera tardi (poco), mentre cammino tra casa e il negozio (un paio di lividi sulle ginocchia lo attestano) e soprattutto alla mattina. Quando non devo aprire mi sveglio comunque alle 7 (se non sono troppo assonnata) e leggo fino alle 10. In questo modo mi capita di svegliarmi con delle pagine stupende, e sono sempre grandi risvegli.
Questa mattina, ad esempio, mi sono svegliata con Rodrigo Hasbún e il suo Andarsene, uscito ad aprile per SUR. Questi ragazzoni di Sur, bisogna dirlo, ci danno sempre grandi soddisfazioni.

Andarsene è un libro stupendo, ambientato (soprattutto) in Bolivia tra gli anni 50 e gli anni 70. Storie di famiglia, di rivoluzioni mancate in cui sono mancati anche gli amori e gli affetti. La cosa che mi ha affascinato di più sono le voci di questo romanzo breve ma intenso: ogni capitolo è la voce di un personaggio, uno stile di scrittura, una diverso punto di vista sulle cose, sul mondo. Un libro che apre riflessioni sulla memoria, sulla nostalgia… e fa sorridere e insieme non stupisce leggere in copertina che Hasbún ”Non è un bravo scrittore: è uno dei grandi” firmato Safran Foer (che sulla memoria ci ha scritto un libro magnifico, Ogni cosa è illuminata). Fa sorridere perché anche il rifugio nella memoria sembra essere la strada sbagliata, in questo libro, forse perché la memoria, più che servire ad illuminare ogni cosa, in Andarsene serve a immobilizzarla nella nostalgia. “A me la nostalgia serviva. – dice la più piccola delle sorelle – Per sentire che era valsa la pena di vivere e per dare una maggiore densità al presente.” Ma poi il tempo passa, tutto si disgrega e ne viene fuori che “Non è vero che la memoria è un posto sicuro. Anche lì le cose si deformano e si perdono. Anche lì finiamo per allontanarci dalle persone che più amiamo”. Ed è forse emblematico che uno degli appigli a questa nostalgia immobilizzante sia rappresentato dalle sigarette – tante sigarette – ricordo cancerogeno.

E comunque queste sono le mie riflessioni, le riflessioni di una che sull’andarsene dal presente e sull’andarsene dal passato ci rimugina un bel po’. Un libro che mi ha lasciato la voglia di riaprirlo appena chiusa l’ultima pagina, per riassaporarne toni e amarezze, riflessioni su giovinezza, età adulta e vecchiaia, ricerche di senso per sé e per gli altri. E quindi vi consiglio di leggerlo, perché è scritto benissimo da un autore proprio giovane (per me tutti quelli che sono nati anche solo un anno dopo di me sono giovani, lui addirittura due… è un pischello!), cosa che per Sur è una bella ventata di novità.

Ah! Mi sono svegliata con Hasbún ma mi sono addormentata con Haruf. Però della Trilogia della pianura vorrei parlare quando avrò finito di leggere anche Crepuscolo, comunque, ragazzi, roba grossa!

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Qualche link ai libri di cui sopra:

A te

A te, amico, che chiedevi il segreto di equilibrio e alchimia, a te a cui ho risposto indossando un volto sereno mentre nella testa crollavano pezzi come da un palazzo antico, a te stasera risponderei che non esiste equilibrio, non esiste alchimia. Che per ogni pezzo di fondamenta si perde un pezzo di cielo. A […]

Curve nella memoria

Il fatto è che le persone ti entrano dentro, anche se non lo sai, anche se non lo immagini. Il fatto è che sono gocce in una vasca da bagno tappata ben bene, a un certo punto riempiono tutto e strabordano, e tu stai ancora lì a chiederti come e perché. Il fatto è che […]

Hell o’…

Io di solito in questo blog non scrivo mai niente di troppo esplicito. Non scrivo il mio nome (forse l’ho fatto solo una volta), non scrivo il nome dei miei amici né del posto in cui lavoro. Non è questione di anonimato, tutto è ed è sempre stato facilmente capibile, è solo che mi andava […]

Naif Super

Ho letto questo libro (Naif.Super di Erlen Loe, Iperborea) che mi è piaciuto assai. A me ‘sti scandinavi piacciono un sacco. E comunque, è la storia di un venticinquenne assolutamente normale che a un certo punto inizia a chiedersi che senso ha tutto quello che fa e che ha intorno. E così molla l’università, molla […]