8 marzo 2010
Sono state giornate furibonde.
Con atti d’amore e senza calma di vento, per dirla tutta.
“Ho avuto momenti migliori” dicevo alla Cri. “beh, ma anche peggiori” ha risposto lei. No, forse peggiori ancora no. Ma alla fine, come succede sempre, con il senno del poi ci si accorgerà che se non è tutto oro quel che luccica, probabilmente non è nemmeno tutta merda quella che puzza.
Sono stati giorni di turbini di pensieri. Alcuni troppo personali per dirli qui, o per dirli e basta. Altri sono pensieri che ti accompagnano nei momenti più inaspettati, come quando cammini sotto la pioggia con Norah Jones nelle orecchie mentre rifletti su quanto sia strano il lavoro di quei fattorini che trasportano ogni giorno, probabilmente con la stessa indifferenza, sospiri di rassegnazione e sospiri di sollievo.
Riflettevo. Riflettevo con Uzzi, e non solo con lei, sul fatto che l’essere umano è proprio una bestia dalle risorse infinite. Risorse che non credi sia nemmeno possibile raccogliere se ci pensi in un momento di calma apparente. Eppure, alla fine, ti ritrovi intorno a un tavolo, in bilico tra famiglie ereditate e famiglie conquistate, ad ascoltare musica mischiando lacrime a risate. Con quell’ovosodo che luchettianamente parlando non va né su né giù. Ma ci si convive un po’ tutti, infondo.
E si pensa un po’ alla gente intorno. A quello che accadrà. A un biglietto tra le pagine di Persepolis con uno spettacolo da guardare. Si pensa al peggio, si spera nel meglio, si confida nel meno peggio.
Sono momenti di esami di coscienza e di promesse che non mi voglio fare per evitare di non mantenerle.
Non è facile mai. Ma in alcuni momenti un po’ di più.
E mi guardo intorno e mi ritrovo circondata da donne tutte diversamente forti e tutte diversamente deboli. E penso che alla fine abbiamo proprio due palle così.
E così oggi forse mi comprerò una mimosa, per darmi una pacca sulla spalla. E forse la comprerò anche alla mia mamma, a Uzzi, a Cri, alla Zozza. Sì, forse la comprerò anche al mio papà.
Perché sta arrivando la primavera, e quello della mimosa è proprio un buon profumo.
25 gennaio 2010
 Richi Ferrero | Luce Nera
E’ iniziata.
Questa nuova vita in cui non si sa bene da che parte cominciare è iniziata. Venerdì 22 gennaio 2010 sono uscita dall’ufficio alle 3. Sarà così per molti altri giorni ancora. Sono andata in università dal carobuonvecchio ex relatore. Dopo più di un anno abbiamo iniziato a tirare le fila di un articolo rimasto nel cassetto per troppo tempo. Abbiamo parlato di politica e rivoluzioni mancate, di artisti torinesi che espongono, di teatro (ovviamente), di possibilità. Di resistere. In qualche modo. Di resistere a questo periodo qua. Abbiamo parlato di idee da farsi venire e da sperimentare.
A me – come sempre quando passo un pomeriggio nel salotto-ricevimento del carobuonvecchio R. – si è riempito il cervello di pensieri, di idee. Piccoli stralci di illuminazioni hanno cominciato a fluire. Ho preso appunti. Libri consigliati, artisti che espongono, cose da fare, possibilità per la scena. Appunti su una moleskine in letargo da secoli. Una volta i miei quadernetti erano la condensazione di tutte le idee sparse che frullavano. Ora non trovo più date, frasi di libri, descrizioni di scene incrociate per strada. Il carobuonvecchio R. ha questa qualità immensa qui. Ti fa venir voglia di appuntare lampadine che si accendono.
E così, venerdì scorso, nel mio primo giorno di part-time, sono rimasta in università fino alle 17.10. Alle 17.30 ero a casa dopo una sbiciclettata fatta di respiri profondi. Alle 17.45 avevo già aperto il file con l’articolo, l’avevo riletto, avevo segnato le parti da modificare. Alle 18.00 avevo aperto la tesi, ne avevo scelto un estratto e stavo pensando a come correggerlo per mandarlo a quella rivista on-line lì che me l’ha chiesto più di un anno fa.
Fino al giorno prima a quell’ora ero ancora in ufficio, stanca morta e anche un po’ annoiata. Non vedevo l’ora di arrivare a casa da un lato, non volevo tornarci dall’altro. Perché a volte ti angoscia un po’ l’idea di passare da un luogo chiuso a un altro luogo chiuso senza soluzione di continuità e pensando solo alla lavatrice da fare, alla cena da cucinare o alla serata da organizzare.
Ecco. Perché due ore al giorno (che poi diventano 3 con la pausa pranzo che non c’è più) possono sembrare poche. Ma in realtà fanno tutta la differenza del mondo. E così, oggi, per la prima volta, mi sono messa a fare ricerche sulla prossima cosa su cui lavorare. E ho individuato un paio di cose. E ho preso appunti sulle quello che c’è da scrivere. E ho riordinato le idee sugli spettacoli da fare.
Insomma… si respira di nuovo, finalmente.
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L’immagine arriva da qui ed è un’opera di questo artista qui. Purtroppo la mostra è finita sabato… ma se vi dovesse capitare di incrociarlo, ve lo consiglio.
Comunque, per completezza d’informazione:
Richi Ferrero | Luce Nera
Gas / Gagliardi Art System gallery – Corso Vittorio Emanuele II 90, Torino
Tel +39 011 19700031 | gallery@gasart.it | http://www.gasart.it/
20 gennaio 2010
Mi sveglio di lunedì mattina ben prima dell’alba per completare una filmografia sul Risorgimento. Sono radioattiva. Ieri a pranzo ho mangiato buonissima Bagna Cauda. Il mio stomaco me lo ricorda. La fiatella non mi abbandona. Sospetto di sudare aglio. La digestione non è ancora stata completata.
Butto giù una lista di film (che poi – per inciso – è sorprendente scoprire quanto pochi siano i film italiani girati sul Risorgimento). Penso al film di Martone che uscirà, Noi credevamo, su un gruppo di giovani mazziniani. Che già il titolo la dice lunga. Mi deprimo un po’ pensando alla riabilitazione di Bettino e alla situazione politica in generale. Sospetto che l’agliazza abbia a che fare con la mia depressione.
Ormai sono le 7.15. Scrivo nella mia mente la mail da inviare a Martone per chiedergli lumi sull’uscita del film. Apro gmail.
E la trovo lì. La newsletter del Partito dell’Alternativa Monarchica. Ora. Io non so come questi signori abbiano recuperato il mio indirizzo personalissimo di posta elettronica (non quello che lascio in giro per il web, per intenderci). Non so quale simpaticissimo possessore dei miei dati personali abbia avuto il buon gusto di comunicarglielo.
Loro, del resto, ci tengono a precisare che
Il presente messaggio costituisce comunicazione politica e sociale e, pertanto, non rientra tra le categorie di e-mail che necessitano del preventivo consenso del destinatario secondo il Codice della Privacy (Decreto Legislativo 196/2003)
Il presente messaggio costituisce comunicazione politica e sociale e, pertanto, non rientra tra le categorie di e-mail che necessitano del preventivo consenso del destinatario secondo il Codice della Privacy (Decreto Legislativo 196/2003)
Sono fortemente contrariata. Leggo la newsletter. Più che altro bassa demagogia e un po’ di cazzate. Gli scrivo una mail secca in cui richiedo che il mio nominativo venga immediatamente cancellato da qualsiasi cosa abbia anche solo il sentore di vagamente antirepubblicano.
E’ lunedì mattina. Sono le 7.30. Ho il corpo radioattivo. Sono sveglia da almeno 3 ore. Ne ho dormite altrettante. Penso che “Noi credevamo….” e invece! E hanno appena inserito il mio nominativo nelle liste del partito monarchico.
Io spero solo una cosa. Spero che il mio afrore squisitamente sabaudo giunga fino a loro via web a ricordare il profumo rancido degli anni passati.
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Questo post è stato abbozzato lunedì e pubblicato solo oggi causa vita lavorativa e sociale troppo intensa. L’odore d’aglio è quasi completamente svanito.
La foto arriva da qui
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Un po'(st) a caso- Manuale del piccolo totalitario - Il 1985: E' disponibile, seppur con un bel po' di ritardo rispetto a tutti i miei buoni propositi, il secondo capitolo del Manuale del piccolo totalitario, il mio personalissimo compendio di storia ultracontemporanea. E dopo il fulminante 1984 eccovi fr...
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Qui i commenti si son sprecati...