Hell o’…

tersite provato2Io di solito in questo blog non scrivo mai niente di troppo esplicito. Non scrivo il mio nome (forse l’ho fatto solo una volta), non scrivo il nome dei miei amici né del posto in cui lavoro. Non è questione di anonimato, tutto è ed è sempre stato facilmente capibile, è solo che mi andava così. Questa volta però voglio fare un’eccezione perché certe cose sono importanti per dove succedono e con chi succedono, e questa è una di quelle.

Ieri sera da Luna’sTorta abbiamo concluso un ciclo. 34 serate sull’inferno di Dante proposte da un locale nella periferia di San salvario. Sembrava folle solo a pensarci, e invece… Ma non è solo questo l’importante, non è solo l’incredibile bravura di Saulo Lucci – che queste serate le ha fatte tutte, una meglio dell’altra.

Il fatto è che Hell o’ Dante per me, per come vivo il mio locale, è stato molto, ora mi accorgo che in alcuni momenti, quelli più neri, è stato quasi tutto. Perché era una certezza, a volte l’unica. Era una certezza il giovedì con Dante così come era una certezza Saulo, in molte forme, modi e maniere che non si possono neanche dire.

Hell o’ Dante è stato il nostro personalissimo The Show Must Go On. Non uno di quelli cinici ma uno di quelli belli, importanti. È stata la prima serata che abbiamo fatto dopo quel fatidico viaggio a Bologna e non ci sono parole per spiegare quello che mi sale nel cuore quando penso a quel giovedì, a Saulo che al telefono, mentre eravamo in treno, decideva insieme a noi di andare avanti, come ogni settimana. E se ripenso a tutte le persone che erano lì con noi quel giorno, ai loro occhi che non si possono scordare, non posso che essere grata per tutto quello che è successo da lì in poi.

Ieri abbiamo concluso un ciclo. Aveva ascoltato il primo progetto una sola persona, avevamo deciso di portarlo avanti in tre, siamo arrivate all’ultima serata in due. Ieri mi sono resa conto che, mentre Saulo raccontava di come era iniziato tutto, del suo dialogo con Beppe, più o meno metà delle persone presenti Beppe non l’aveva mai visto. Forse qualcuno, qualcuno di quelli più “nuovi”, non aveva nemmeno sentito parlare del “mistero del libraio scomparso”, come l’avevano definito i giornali. E mi è salita una grossa malinconia.
Perché, comunque vadano le cose, comunque io e Uzzi stiamo portando avanti questo locale, qualunque siano le scelte che facciamo e che faremo, in questo posto siamo in tre. E chi viene qui e non lo sa che i libri sono scelti così perché l’abbiamo deciso in tre, chi non sa che in tre abbiamo deciso che atmosfera si sarebbe dovuta respirare, chi non sa che in tre abbiamo deciso come doveva essere la programmazione culturale, beh, tutte quelle persone se ne sono perse un pezzo immenso.

Naif Super

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L’anno che verrà

Caro amico, ti scrivo, e ti scrivo senza distrarmi perché qui distrarsi è piuttosto difficile – come forse ricorderai – e ora lo è ancora di più. Da quando sei svanito non ci sono novità sostanziali, tutto qui procede come lo immaginavamo alla partenza, questo posto è sempre più una casa. Forse perché ormai io […]

Navigare a vista

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Cronaca di un addio annunciato

Non si lascia facilmente un posto come questo: lo dicevamo proprio l’altro giorno io e una mia collega. Perché questo non è stato solo un lavoro, è stato prima un obiettivo di vita, poi uno spaccato di vita, poi il crollo delle illusioni. Se mi guardo indietro, se mi rimetto a pensare a questi 8 […]