Sono troppo la peggiore!

Premetto. Sono una di quelle che c’ha avuto culo. Ho 32 anni e pochi mesi dopo la laurea mi hanno preso a lavorare nel posto in cui sto attualmente e (questo ha dell’incredibile) faccio il lavoro per cui ho studiato.

Però. Però lavoro da quando ho 19 anni e avrò si e no 5 anni di contributi versati. Certo, potrei aggiungerci anche quelli co.co.co e co.co.pro, ma non cumulano abbastanza (molti lavori da giovani e bisognosi si fanno in nero o – se ti va bene – in ritenuta d’acconto), e così per riscattarli dovrei pagare la differenza (un botto di soldi). Stessa cosa dicasi per gli anni universitari.

Ho da circa un anno e mezzo un contratto a tempo indeterminato, ma il posto in cui lavoro ha solo 5 dipendenti, quindi di tutela non ce n’è. Guadagno (nei mesi in cui faccio full-time) 970 euro netti al mese per 8 ore di lavoro. Da ottobre a dicembre le ore di lavoro diventano di norma 10, 12, anche 14. Per almeno due settimane all’anno lavoro anche il sabato e la domenica. Da un paio d’anni ho lavorato anche il giorno dell’immacolata. Gli straordinari non mi vengono retribuiti. Il mio contratto non prevede l’obbligo degli scatti d’anzianità (lo sa bene una mia collega alle soglie della pensione… forse). Ma non mi posso lamentare, perché sono fortunata. Io almeno ho lo stipendio minimo garantito dalla contrattazione nazionale.

Perché quando c’avevo il co.co.co. (o pro, o come diavolo hanno deciso di chiamarli) il datore di lavoro mi pagava quel che cazzo gli pareva. Lì non ci sono obblighi. Nello stesso posto in cui sto ora per i primi sei mesi ho lavorato gratis come stagista e per i sei successivi ho preso 500 euro al mese per (ufficialmente) stare in ufficio 5 ore. Cosa che non si verificava mai. Quindi ho preso 500 euro al mese per stare in ufficio dalle 6 alle 8 ore. I 500 euro al mese mi venivano pagati ogni 3 mesi. Perché col co.co.co. il datore di lavoro può anche decidere quando cazzo pagarti. Per lavorare gratis come stagista (per poi farmi assumere ecc.) ho speso circa 4.500 euro (risparmi precedenti e regali di laurea). Quei soldi non li ho ancora recuperati.

Ora il buon Giulio pensa bene che è ingiusto che i lavoratori precari paghino un’aliquota più bassa rispetto ai lavoratori dipendenti. Ma con cosa dovrebbero mangiare, dopo, i lavoratori precari? Potrei essere d’accordo se ci fosse l’obbligo di una paga minima garantita, ma come si può garantire una paga minima a un lavoratore PARAsubordinato? Come si fa – legalmente – a quantificare il suo lavoro? Impossibile… lo rende impossibile il concetto stesso di lavoro parasubordinato. Quindi cornuti e mazziati. Stipendi decisi in maniera arbitraria, nella maggior parte dei casi inferiori al dovuto, pagati in maniera arbitraria, ma tassati in maniera ordinaria. GENIALI.

Alla pensione – in cuor mio – ho già rinunciato. Prendo una piccola parte del mio basso stipendio e la verso in un fondo pensionistico. Così come il mio TFR, che servirà a coprire quella quota di pensione che lo Stato non è più in grado di garantirmi. Verso nel fondo quando posso. Spesso devo interrompere i versamenti, ad esempio come quando devo andare dal dentista e devo sborsare un sacco di soldi. Da quel dentista che mi dice che con fattura il lavoro costa 3.000 euro e senza fattura 1.700. Io probabilmente pagavo più tasse del mio dentista anche quando c’avevo il co.co.co. da 500 euro con l’aliquota al 27%. Spero meschinamente che nonni, zii, o chi per loro mi lascino la loro casa nel momento della dipartita. Così da poterla affittare e ricavare da quella una sorta di pensione. Sempre che la casa ce l’abbiano ancora, al momento della dipartita. La mia zia pressoché immortale si sta fottendo i risparmi di una vita tra medicine e badante. Se fossi ancora co.co.co. forse, allo stato attuale delle cose, lavorando fino a non si sa quando, riuscirei ad avere una pensione di circa 350 euro al mese. Perché non potrei neppure versare il TFR.

E quindi sì, Brunetta. Quello dei precari è proprio il lato peggiore dell’Italia. L’aspetto peggiore di questo posto. Solo non nel senso che pensi tu.

_________________

NdB: la foto arriva dritta dritta dal video di Elio e le Storie Tese Servi della gleba, a ricordare l’immensa filosofia del verso di chiusura.

Referendum minorile

Ah! Questi minorenni… a volte ce ne sono alcuni che proprio non si adeguano alle regole non scritte di questo Stato. Valli a capire…

Oggi, uscendo dall’ufficio, ho incontrato in più posti gruppi di ragazzi che avranno avuto 16 anni al massimo. Andavano in giro con fogli incollati alle magliette, fogli scritti a mano, e distribuivano fotocopie di altri fogli scritti a mano.

Andavano a rompere le balle veramente a tutti! Passanti, gente seduta nei dehor, extracomunitari, nessuno escluso. A tutti davano un fogliettino e gentilmente  chiedevano di andare a votare, domenica o lunedì, a scelta.

“Che peccato, loro non possono neppure votare” ha detto una persona che stava con me. No, ma evidentemente possono chiederci di farlo.

Ecco, a loro non va solo il mio rispetto, ma anche il mio grazie.

Happygrammi


Ponzatoio

Innanzitutto un piccolo aggiornamento rispetto alla situazione illustrata qua.

Dopo alcune involuzioni e successive evoluzioni, la struttura della Family si è un pochino modificata nella composizione ma non nella sostanza. Qualche mese fa, un po’ per caso un po’ per destino, è approdata tra noi la nuova coinquilina.
A questa fanciulla la Family deve rendere onore per l’elevato valore poetico e per aver inaugurato un nuovo genere letterario: l’Happygramma aulico.

Con commozione ieri mattina ho letto un suo componimento a me dedicato e, riconoscendomi pienamente in parole tanto profonde, ho deciso di riportarle qui sotto.

L’autrice è Cristu, nome di battaglia arrivato a noi (senza alcun significato religioso) dopo un lungo percorso di trasformazioni linguistiche («Cri quale? Ah, Cri due» diventato poi “CriDue” quindi “CriTwo” quindi “CrisTwo” e infine “Cristu”)

Alle sue parole, già pregne di significato, aggiungerei solo una piccola precisazione: ci tengo a sottolineare che la mia eteroclita stura non è sempre così esiziale come l’impepata di cozze potrebbe far supporre.

Assicuro ai lettori che tutto questo un senso ce l’ha. Si accettano parafrasi ed esegesi. Se qualcuno volesse fare il tignoso: sì, lo sappiamo, c’è un’imprecisione. Ma è licenza poetica.

Si ringraziano la Family, la casa della Family, il ponzatoio, i Fratelli Sberlicchio, Picard, le cozze (Liuc che non le ha mangiate) e i signori Devoto e Oli per la magnifica serata.

HAPPYGRAMMA IN OCCASIONE
DI UN’IMPEPATA DI COZZE

“Per fortuna Aila ponza
in modo affatto veloce

per quanto sia perspicuamente
esiziale affrontare

l’eteroclita sua stura.”

E a coloro che diranno:
-che sfoggio aorgico di plètora!

Io dirò:
-peritatevi a scrivere

per Aila una palinodia
di siffatta acribia!

P.S. Non si fraintenda. Tutto è successo per caso, non si sapeva che fare e c’era un dizionario in giro… se volete capirci qualcosa potete partire dalla voce del verbo ponzare. Ah, ultima cosa: Aila sono io…